“LA PROPOSTA DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE”
Legambiente Circolo dei Nebrodi
Presidente Salvatore Gurgone
WWF Sicilia Nord Orientale
Presidente Vita Raiti
LIPU SICILIA
Presidente Nino Provenza
Articolo 9
Presidente Fabio Granata
Associazione Serapide
Presidente Daniel Carnabuci
ISDE – Associazione Medici Per L’Ambiente
Referente Regionale: Gea Olivieri Conti
Comitato Non Sono Indifferente
Presidente Giuseppina Mammola
I 30 pini di Patti di 40/50 anni danno ombra, ossigeno, assorbono anidride carbonica e sono bellissimi a vedersi.
Contrariamente a quanto affermato nel progetto milionario varato dal Comune sono stati piantati proprio per tenere con le radici il terreno che altrimenti potrebbe franare.
Adesso, con la motivazione che le radici affioranti potessero creare pericoli alla circolazione, l’amministrazione ha progettato di tagliarli privando la cittadinanza di un bene che inerisce alla salute dei cittadini.
La sicurezza stradale è una esigenza reale, a cui è giusto dare una risposta concreta per evitare incidenti, ma non deve essere presa a pretesto per tagliare alberi di alto fusto senza prima vagliare altre soluzioni tecniche normalmente applicate in tutta l’Europa.
Le associazioni ambientaliste annunciano una perizia tecnica in merito.
È indispensabile che l’amministrazione pigli atto che questi comportamenti possono essere contro le norme di legge: “la sentenza n. 9178 del 27 ottobre 2022 con cui il Consiglio di Stato ha sancito che l’abbattimento di alberi ad alto fusto è illegittimo in assenza di un pericolo concreto e documentato per l’incolumità pubblica.
Non bastano valutazioni superficiali o generiche, serve una perizia tecnica puntuale per ogni albero che dimostri, anche tramite verifiche strumentali, l’effettivo rischio sanitario o di stabilità e quando necessario di trazione eseguita da un perito abilitato”.
Il parere tecnico deve attestare l’irreversibilità delle condizioni fitosanitarie, la mancanza di alternative tecniche praticabili e si devono rispettare eventuali vincoli paesaggistici, le aree protette e i criteri ambientali minimi.
In particolare, l’art. 734 del codice penale punisce la distruzione o l’alterazione delle bellezze naturali.
La Corte di Cassazione, Sezione III, con la sentenza n. 10064 del 16 marzo 2026, ha ribadito che tale fattispecie può essere integrata anche attraverso una condotta omissiva e che la responsabilità del Sindaco può configurarsi anche quando questi non disponga di formali poteri gestori, qualora il suo comportamento abbia concretamente contribuito all’alterazione del bene tutelato.
Le condotte che determinino una compromissione o un deterioramento significativo e misurabile dell’ambiente, degli ecosistemi, della biodiversità, della flora o della fauna, integrano il delitto di inquinamento ambientale previsto dall’art. 452-bis del codice penale.
Ne consegue che, di fronte a interventi suscettibili di incidere in modo significativo sul patrimonio arboreo, sul paesaggio e sull’assetto ambientale del territorio, gli amministratori pubblici sono chiamati ad agire con particolare diligenza e competenza verificando preventivamente la legittimità, la necessità e gli effetti delle scelte adottate, senza poter considerare la tutela dell’ambiente come un elemento secondario.
L’affioramento delle radici è stato causato da chi per 50 anni ha ricoperto l’area sopra le radici con cemento e asfalto non drenanti.
Adesso, invece di porre rimedio eliminando quanto amministratori senza competenze specifiche hanno fatto, con altrettanta incompetenza si tagliano gli alberi.
Rammentiamo che a Niscemi il taglio della vegetazione che teneva il costone ha portato alla situazione che tutti conoscono.
Le Associazioni Ambientaliste hanno più volte indicato come affrontare il problema:
Il primo passo è eliminare l’asfalto vecchio e rigido e il cemento non drenanti causa del problema. Poi effettuare uno scavo e se è necessario un agronomo recide le radici superficiali ed eventualmente se necessario si sistemano barriere e reti radicolari attorno agli alberi per deviare verso il basso le radici. Attorno agli alberi si posizionano massello flessibili e griglie carrabili.
Per finire, per bitumare o pavimentare aree alberate senza danneggiare le radici, è fondamentale utilizzare materiali drenanti, traspiranti ed elastici che evitano il compattamento del suolo e consentono il passaggio di acqua e aria, essenziali per la respirazione delle radici, riducendo così la necessità delle radici stesse di “affiorare” alla ricerca di ossigeno.
I materiali e le soluzioni tecniche più efficaci:
1. Materiali Bituminosi e Drenanti (Permeabili)
* Conglomerati bituminosi drenanti (asfalto poroso): Consentono il passaggio di acqua e aria, essenziali per la respirazione delle radici, riducendo la necessità delle radici stesse di “affiorare” alla ricerca di ossigeno.
* Flexi-pavé (o pavimentazione in resina e gomma): Miscela di granulato di gomma riciclata e graniglia di porfido legata con resine. È flessibile, permeabile e resistente, ideale per marciapiedi e aree aiuole, poiché si adatta senza spezzare le radici.
* Calcestruzzo drenante/poroso: Una soluzione rigida ma permeabile che, a differenza dell’asfalto tradizionale, non asfissia le radici.
L’abbattimento priverebbe i cittadini dei benefici indubbi dati da alberi di alto fusto. La loro difesa equivale alla difesa della salute pubblica.

